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10 Tipi di persone che non puoi evitare di trovare ai concerti

marzo 4, 2015

1. L’esperto: viene da solo, abbandonato dagli amici, e tenta l’approccio di ogni anima solitaria, meglio se femmina. Prima del concerto, snocciola buffissimi aneddoti sulla band, provocando silenzi imbarazzati nei dintorni; durante il concerto, predice il titolo della canzone successiva, azzeccandone un paio in tutto il live, per la legge dei grandi numeri. Entro fine concerto si ritrova nuovamente solo.

2. Il bevuto/bevente: chiaramente, con un’aspettativa di vita di 80 anni in media per l’uomo contemporaneo, lui ha la necessità impellente, incoercibile di bersi 1,5 litri di birra Peroni proprio in quelle due ore lì, in cui si trova accanto a te, al concerto. Con uno spazio massimo disponibile di 30 cmq a persona, sommato alle spinte provenienti da ogni dove, è inevitabile che il 50% della birra vada in terra, il 25% sui vestiti dei limitrofi, il 15% sui propri e il 10% nel suo apparato digerente. Generalmente questo è il suo finale di serata: “Mamma, mi lavi la maglietta che mi sono rovesciato la birra addosso?”.

3. Il canterino: non può fare a meno di cantare a squarciagola per tutta l’esibizione, dalla prima all’ultima nota. E’ un esibizionista frustrato che si dimena come in preda al ballo di San Vito (la Corea di Sydenham, non la canzone di Capossela). Sembra cosa ovvia, ma non la capisce da solo: nessuno ha pagato il biglietto per avere le sue grida nei timpani; si faccia un concerto suo e non rompa le palle a quelli altrui. Viene zittito a spallate dal pogatore.

4. Il fumato/fumante: si presenta al concerto conciato già malissimo, in stato pre-comatoso, a malapena riesce a mettere i passi in fila. Non capisce niente di tutto ciò che gli accade intorno, viene tirato a destra e a manca da amici/fidanzata; è continuamente a rischio vomito o caduta rovinosa. Nessuno capisce il senso di pagare un biglietto per venire a un evento di cui non si ricorderà niente. Alle prime onde sussultorie-ondulatorie della calca è già sotto i piedi della folla. Viene raccolto dai sanitari a fine concerto e spedito in comunità di recupero.

5. Il pogatore: sociopatico che si presenta in canottiera anche a -3° C, bevuto e fumato, ma in quantità contenuta, per mantenere il livello di adrenalina e aggressività. Alla prima schitarrata inizia a spingere, dare spallate, picchiare, urlare; tipi così li trovi anche ai concerti de I Pooh, è incredibile. Il suo vero problema è che di solito è 1.70 per 60 kg e, non conoscendo le leggi della fisica, non capisce che urti elastici solo con individui di massa simile alla sua, vanno bene; quando però finisce addosso a persone grosse il doppio, la sua serata rischia di volgere rapidamente verso un tragico finale. Lo scontro naso-spalla è il più frequente e una nottata al pronto soccorso non gliela leva nessuno.

6. Il narratore di testi: non canta, bensì scandisce i testi delle canzoni 2-3 secondi prima che li intoni la band dal palco. Lui è il tipo da concerto che lascia tutti basiti. Non si capisce davvero la necessità o l’utilità di tale manifestazione, nemmeno li avesse scritti lui. Il suo volersi mostrare profondo conoscitore della poetica del gruppo viene freddato dal fidanzato di una delle ragazze vicine, che così lo riporta nei ranghi: “Guarda, i testi li conosciamo tutti, il fatto che tu li sappia a memoria, parola per parola, senza incertezze, ci dimostra solo che non hai un cazzo da fare nella vita; ora, fai il bravo e chiudi la bocca”. Finisce il concerto a dissertare di enjambement e anastrofi con l’esperto.

7. Il cameraman: immobile, impassibile, rimane l’intero concerto in un angolo, fotocamera/cellulare/videocamera alla mano a riprendere ogni minimo dettaglio di ciò che accade sul palco. Entro la prima mezz’ora ha il braccio in ipossia; dopo un’ora si accorge del colore violaceo della mano; a fine concerto subirà l’amputazione dell’arto. Il tutto per riprendere in pessima qualità audio/video un’esibizione che nessuno mai rivedrà, nemmeno lui, non godendosi il momento e la compagnia. La sua ragazza inizia a limonarsi l’esperto cinque minuti dopo l’inizio e, a fine concerto, lo offende perché non ha registrato l’unica canzone che le piace.

8. I limonatori seriali: loro limonano. Da inizio a fine esibizione, incrociano le lingue. Non si conosce la loro esperienza sensoriale del concerto, probabilmente non l’avvertono neppure. Sono troppo concentrati nell’esplorazione della cavità orale del partner per prestare attenzione a ciò che accade intorno. Nemmeno le spinte del pogatore riescono a staccarli. Il loro unico obiettivo è mettere in crisi le coppie vicine, che si rendono improvvisamente conto di non possedere tutta quella passione che pensavano di provare per il/la compagno/a. Non si capisce però perché vengano ai concerti, quando le panchine dei parchi sono gratis e i cinema sono più economici. Gli addetti ai lavori li rimuovono a fine concerto e li ripongono insieme agli attrezzi di scena. Ovviamente, in continuo limonamento.

9. Il puzzone: lavarsi è un optional. Ai concerti, poi, rappresenta la normalità trovarsi vicini a persone che non conoscono l’uso del sapone. Dovrebbero essere puniti dalla legge, dato che i loro effluvi rovinano inesorabilmente la serata, più di una colite spastica. Che poi non sarebbe difficile, cazzo: prima di uscire di casa, datti un’insaponata. 5 minuti e fai felice il mondo. Eccheccazzo.

10. Me: che vado ai concerti solo per godermi il live della band che adoro. Che non bevo, non fumo, non mi drogo, mi lavo e rispetto la libertà dello spazio altrui. E che alle prime spinte/urla/odori penso “Che palle, ora ricordo perché sono restìo ad andare ai concerti”; alle successive spinte/urla/odori penso “E che cazzo, ma che gente di merda esiste nel Mondo? Se continuano così me ne vado”; alle ulteriori spinte/urla/odori penso “Basta, mi avete rotto i coglioni, sono grosso il doppio di voi e se voi rovinate il concerto a me, io lo rovino a voi”, e inizio a dare spallate e strattoni in ogni direzione e a urlare come un indemoniato. Scherzo, me ne vado, in ultima fila, a godermi almeno l’audio.